DAI DAI, CÚNTA SÜ La Vigezzo si racconta

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Curato da Benito Mazzi. Pag. 158, 100 fotografie. Anno 2015. € 16,00 - E' un “libro di gruppo”, nato a ruota libera dalle testimonianze, dai ricordi e dalle chiacchierate con la gente della valle. Ai diari di guerra e prigionia, intrisi di dolore e di sofferenza, si alternano racconti di avventura, di coraggio, di serena miseria, ma anche momenti di spensierato buonumore.

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La Vigezzo si racconta è un “libro di gruppo”, nato a ruota libera dalle testimonianze, dai ricordi e dalle chiacchierate con la gente della valle. Ai diari di guerra e prigionia, intrisi di dolore e di sofferenza, si alternano racconti di avventura, di coraggio, di serena miseria, ma anche momenti di spensierato buonumore. Il lettore troverà in questa pagine l’esuberanza della Vigezzo vera, la sua arguzia e, distribuite qua e là, pennellate di antica saggezza. “Dai dai, cünta sü” è il primo titolo di una nuova collana, Paese mio, che Il Rosso e il Blu mette a disposizione di quanti, narratori, aspiranti tali o semplici appassionati, non intendano disperdere episodi, piccole storie, momenti tristi e lieti o anche semplici aneddoti della loro vita. In questo primo libro, accanto a un’infinità di aneddoti e storielle, suggerite da vigezzini di ieri e di oggi, ci sono dieci racconti veri e propri scritti da narratori improvvisati, cinque dei quali scomparsi da tempo. Antonio Piffero, di Dissimo, ripercorre attraverso il suo diario di guerra i giorni terribili che lo videro rischiare la vita sul fronte albanese, in Grecia e nei campi di concentramento tedeschi. Anche la storia di Togn Zani, di Re si rifà ai campi di concentramento. Il “povero alpino” Luigi Caretti, di Druogno, racconta la sua odissea sotto le armi: Italia, Francia, Jugoslavia, prigionia in Germania. Quattro anni ai limiti della sopportazione. Al ritorno nessuno più lo conosceva, neppure sua madre. Il tocenese Pietro Moro descrive le sue pericolose esperienze da “sbandato” nella valle dei Bagni. Teresa Cantatore, nota come “Gina da Tzèn” , rivisita la Vigezzo del contrabbando e della povertà, una Vigezzo difficile da vivere. Felice Zanzi rimpiange i tempi di quando era bambino a Sagrogno: "Non c’era ancora la luce e funzionavano solo lanterne e lanternini. Gli abitanti erano 82, distribuiti in 12 famiglie…" Nadia Platé Borelli, di Santa Maria, narra l’incredibile storia di Mosè, un piccolo piccione destinato a spartire con l’autrice “dieci bellissimi anni”. Marco Viscardi, spumeggiante trontanese sposato a Crana, narra con notevole capacità di coinvolgimento le sue avventure sul Sentiero di Santiago di Compostela, che ha percorso per ben tre volte. Ermanno “Cipo” Ielmini, di Buttogno, fa la cronaca, divertente e a tratti addirittura esilarante, del ricovero all’ospedale di Domodossola di un personaggio alquanto strano, colpito da una ancor più strana emorragia. Della raccolta fa parte anche un’autrice ticinese, Ester Bruni Jelmorini, di Mesocco, amica della valle Vigezzo. Ester ripercorre gli erti sentieri della sua infanzia di piccola alpigiana, ricordando in particolare un episodio dal profondo significato umano. Il volume, di 158 pagine, conta un centinaio di fotografie. Costa 16 euro. Nella stessa collana uscirà verso la fine di febbraio un libretto interamente maleschese: “ Ristòttole d’ìne vòte”, storielle di una volta nel dialetto di Malesco, di Luciano Piffero, personaggio assai noto in paese, dove ha ricoperto importanti cariche, e in tutta la valle Vigezzo. Piffero racconta nel pittoresco e musicale dialetto maleschese vecchie storielle del paese, rivisitando personaggi, dicerie, usanze e sensazioni con l’animo commosso ma anche un po’ turbato di chi, non essendo più giovane, accetta a fatica i profondi mutamenti imposti, anche nelle piccole comunità, dallo scorrere frenetico del tempo. Il libro è completato dalla versione italiana dei testi e da un bel corredo fotografico di Luigi Maffini, al quale Benito Mazzi dedica un affettuoso ricordo

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Curato da Benito Mazzi. Pag. 158, 100 fotografie. Anno 2015. € 16,00 - E' un “libro di gruppo”, nato a ruota libera dalle testimonianze, dai ricordi e dalle chiacchierate con la gente della valle. Ai diari di guerra e prigionia, intrisi di dolore e di sofferenza, si alternano racconti di avventura, di coraggio, di serena miseria, ma anche momenti di spensierato buonumore.

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